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GLI EVENTI TRAUMATICI

IL "GRANDE TRAUMA"

Esistono eventi negativi, spesso chiamati traumi che ci hanno segnato tanto fortemente da inquinare ancora oggi, a distanza di anni, la nostra vita. Non parliamo solo dei lutti, ma anche di separazioni, licenziamenti, difficoltà finanziarie, malattie, incidenti, spaventi, insuccessi e via dicendo. Eventi che, invece di essere elaborati psicologicamente da chi li viveva e in seguito superati, sono stati fissati nella loro drammaticità e trasformati nel "Grande Trauma", una sorta di sacro totem della sofferenza di cui tutti, sia chi l'ha vissuto in prima persona sia chi ne ha subito indirettamente gli effetti, devono tener conto. Esistono famiglie in cui si vive ancora oggi un lutto avvenuto 30 o 40 anni prima: ad esempio i figli sentono che il dolore della mamma o del papà per un loro genitore prematuramente scomparso è ancora vivo; casi in cui una grave malattia di uno, seppur superata, tiene tutti i familiari in uno stato di allerta da molti anni, senza un reale motivo; oppure c'è un segreto, qualcosa "di grosso" avvenuto tanti anni prima (tradimenti, rotture parentali, guai con la giustizia), di cui non si può parlare ma di cui tutti sentono l'inquietante presenza.

CIÓ CHE SIAMO OGGI È COLPA DEL TRAUMA?

Siamo tutti convinti del fatto che quel che siamo oggi sia causato da quanto ci è accaduto in passato e che ad esempio il nostro carattere sia il risultato dei traumi, delle esperienze difficili vissute nell’infanzia.

È come dire: ciò che io sono è condizionato per sempre da sfortune e da traumi su cui non ho più alcuna possibilità d'intervento. Potrò mai essere perfetta se sono stata abbandonata da piccola? È impossibile, sarò per tutta la vita “l’abbandonata”. Al massimo potrò conoscermi, e forse addirittura curarmi, risalendo alle cause, ai traumi, alle colpe che hanno determinato ciò che sono diventata. Potrò diventare “un’abbandonata consapevole” e stare un po' meglio. Tutti i miei sforzi non saranno più diretti a nascondere a me stessa un passato troppo doloroso che tuttavia emerge di continuo nei miei gesti inconsapevoli, tradendomi.

Ma così il passato non passa mai, anzi diventa l'unica vera realtà. Il presente è solo il suo riflesso e la cura, nei casi fortunati, consiste nel riconoscerlo e nell’accettarlo in modo da lenire i suoi effetti più disturbanti.

LA VISIONE PSICOSOMATICA DEL TRAUMA

Non è il trauma in sè o l’infanzia a essere determinante e definitiva, anzi è solo una preparazione necessaria. Se pensi che il passato spieghi il presente le antiche cicatrici diventano ferite ineliminabili.

C'è dunque un modo differente di vedere il trauma. James Hillman, il grande psicanalista americano, lo esprime così: “Una storia dice che abbiamo scelto nostra moglie perché era molto simile, o in qualche caso molto diversa, a nostra madre: è una vecchia convinzione di tanta psicologia.

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Proviamo a pensare invece che la nostra anima si stia allenando con nostra madre, in vista della vita che avremmo poi vissuto con nostra moglie.

Oppure supponiamo che una persona consideri la malattia, che nell’infanzia l’ha tenuta per anni a letto e isolata, come un precoce allenamento al lavoro che fa adesso, per esempio scrivere in solitudine o inventare congegni elettronici, o fare il terapeuta. Era necessario che rimanesse isolata in quegli anni, per poter sviluppare il suo nucleo germinale. Questo modo di vedere toglie a quei primi anni il peso di essere stati un errore e a noi quello di essere le vittime di handicap, traumi o crudeltà”.

COSA FARE: QUALCHE CONSIGLIO

Bisogna immaginare di tagliare poco a poco le radici ai ricordi.

  • Non parlarne più

    Non coinvolgere in questa atmosfera il mondo esterno alla famiglia (ad esempio un nuovo partner, amici appena conosciuti, colleghi), sia fisicamente che attraverso le confidenze. Ciò ti consentirà di viverti più liberamente, di mostrarti diverso rispetto al solito ruolo familiare e di non sentirti giudicato da chi non può capire, o da chi capisce fin troppo bene.

  • Non essere complice

    La forza inerziale della famiglia che vive nel ricordo del trauma è enorme e convincere i familiari coinvolti che bisogna cambiare è impossibile. La cosa migliore è non colludere con i ricordi, con i continui riferimenti, con comportamenti che "nutrono" il totem del trauma (ad esempio evitare di fare ciò che piace per rispettare il dolore degli altri).

  • Nutrire il proprio entusiasmo

    Non permettere che la tua energia vitale imploda. Il ricatto del senso di colpa può essere vinto con semplicità e consapevolezza, facendo per qualche volta le cose che senti di voler veramente fare e osservando come ogni volta le resistenze che incontri da parte dei familiari si indeboliscano sempre più, talora fino a farsi contagiare dal tuo entusiasmo.

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